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Una indagine negli ospedali romani e il rapporto “SoS Pillola del giorno dopo” dell’associazione Vita di Donna Onlus forniscono dati sulla disponibilità dei contraccettivi di emergenza in Italia e in particolare a Roma



Qui da noi ti devi sbagliare in orari prestabiliti” - questo è quello che risponde la centralinista dell’Ospedale San Giovanni di Roma quando le si chiede se lì è possibile ottenere la pillola del giorno dopo - “abbiamo solo una dottoressa non obiettrice di coscienza.”


Non sono pochi i centri clinici della Capitale che ci hanno dato risposte del genere: il Policlinico Casilino e il Policlinico Tor Vergata fanno salire a tre su dodici il conto degli ospedali pubblici romani a dichiarare la presenza di medici che non prescrivono la pillola del giorno dopo al pronto soccorso e nei reparti di Ostetricia e Ginecologia (si può trovare il riassunto delle risposte che ci hanno dato nel Box in fondo alla pagina). Ma altri si spingono anche oltre, come l’Azienda Ospedaliera Fate Bene Fratelli o il Policlinico Gemelli: “Noi qui la pillola del giorno dopo non la diamo perché siamo un ospedale cattolico”, ci ha detto l’operatrice di quest’ultimo nosocomio, forse dimenticando che, essendo un centro clinico convenzionato con lo Stato Italiano, dovrebbe offrirne anche i servizi.


Quantomeno dovrebbe fornire informazioni su come e dove reperire la prestazione negata, come tra l’altro sancito dall’articolo 22 del codice deontologico dei medici. La norma regola la cosiddetta “clausola di coscienza”, cosa diversa dalla “obiezione”, che sulla pillola del giorno dopo non è applicabile poiché il farmaco è un contraccettivo di emergenza non abortivo. Un medico può rifiutarsi di prescriverla, dunque, solo se dà alla paziente tutte le informazioni possibili su come e dove reperirla e su entro quanto tempo assumerla: una regola che viene troppo spesso trascurata, fino a far parlare ad alcuni di “omissione di soccorso” nei confronti delle donne a cui viene negato l’accesso al farmaco.



Il rapporto “SoS Pillola del giorno dopo”

Secondo un rapporto pubblicato ad aprile dall’associazione Vita di Donna Onlus, i dottori che negano la prescrizione del contraccettivo di emergenza nell’85% dei casi lo fanno facendo appello proprio alla clausola di coscienza, mentre nel restante 15% il rifiuto è dovuto all’assenza o alla non disponibilità del dottore nella fascia d’orario in cui avviene la richiesta: questo avviene soprattutto nei consultori, che hanno orari non sempre continuati e sono chiusi nel fine settimana.


Il rapporto “SoS Pillola del giorno dopo” si basa sui dati raccolti in un anno di attività dal servizio telefonico omonimo: il 50,9% di chi chiama per una emergenza contraccettiva (nel 75% dei casi le stesse donne e nel 25% i loro partner) lo fa perché ha ricevuto una risposta negativa da un medico; con la telefonata all’associazione Vita di Donna Onlus chi vuole può essere messo in contatto con la rete operativa di circa 100 dottori in tutta Italia  di cui 50 solo a Roma  che fornisce la prescrizione per il farmaco.



Roma, Capitale dei problemi

La situazione della Capitale in particolare non sembra essere rosea: i consultori pubblici spesso sono poco conosciuti e possono contare sulla presenza di personale medico solo in alcuni giorni – sempre feriali – e in alcune fasce orarie.


Ma riguardo all’accesso alla pillola del giorno dopo, il quadro più preoccupante è quello che riguarda gli ospedali, dove le donne devono spesso affrontare operatori poco disponibili, turni di lavoro di soli medici “obiettori” e talvolta addirittura indicazioni amministrative che vietano tout court la prescrizione della contraccezione di emergenza.


Da una nostra piccola indagine risultano infatti dati allarmanti: sui 12 pronto soccorso di ospedali pubblici o convenzionati presi in considerazione nel Comune di Roma, sono solo 6 quelli che prescrivono la pillola del giorno dopo senza problemi; in altri tre si rilevano invece intere giornate in cui sono presenti solo medici che dichiarano di fare ricorso alla clausola di coscienza.


Dei restanti tre, che non prescrivono la pillola del giorno dopo in nessun caso, due si “giustificano” – a fronte delle insistenze – rispondendo di essere ospedali cattolici e non fornendo ulteriori informazioni ai richiedenti.



Il perché del rifiuto

Se si chiede agli esperti perché ci siano tanti dottori che non prescrivono la contraccezione di emergenza le risposte sono molteplici.


Qualcuno pensa che il problema sia solo di disinformazione. “Si riscontra una scarsa conoscenza, prima di tutto tra gli stessi medici, sia del meccanismo di azione che della sicurezza del farmaco, o per esempio del fatto che per la prescrizione della pillola del giorno dopo l’obiezione di coscienza non ha fondamento” - ha detto Vincenzo Spinelli, direttore sanitario dei consultori Aied (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica).


Altri invece leggono motivazioni più ideologiche, come per esempio Carlo Flamigni, docente in Clinica Ostetrica e Ginecologica e membro del Comitato Nazionale di Bioetica, e Anna Pompiliginecologa e docente della Scuola di specializzazione in Farmacologia dell’Università “Sapienza” di Roma, autori del libro “La contraccezione”, pubblicato a gennaio da L’Asino d’oro.


Quando gli abbiamo chiesto di spiegare le motivazioni che spingono i medici a non prescrivere la pillola del giorno dopo, Flamigni ci ha infatti risposto: “Il farmaco non solo non interrompe una eventuale gravidanza in atto, ma non interferisce nemmeno sul destino di un ovulo fecondato, cosa che per alcuni è equiparabile ad un aborto.Nonostante questo, la casa farmaceutica che produce il Levonorgestrel, principio attivo del farmaco, ha inserito nel bugiardino del medicinale una sorta di confessione che la pillola possa essere abortiva. Successivamente, quando sono state portate le prove della “innocenza” morale della pillola (con ricerche eseguite presso il Karolinska Institut di Stoccolma) la casa farmaceutica ha ignorato le richieste di modificare il foglietto illustrativo. Immagino quindi che ci siano ragioni economiche o problemi di pressioni da parte di poteri forti, di cui il più efficace è sicuramente la Chiesa Cattolica”.


Ma il motivo non è solo questo. “Nel caso dell’aborto uno dei motivi per cui i medici ricorrono all’obiezione di coscienza è che altrimenti spesso hanno difficoltà a fare carriera – ha aggiunto Anna Pompili – anche nel caso della contraccezione di emergenza la situazione è simile: ho molti colleghi che mi chiedono di prescrivere il farmaco per non doversi esporre.”



Molte ricerche da tutto il mondo assicurano che il farmaco non sia pericoloso. Addirittura uno studio internazionale, portato avanti dall’Università di Princeton e dall’Istituto Nazionale della Salute e della Ricerca Medica francese e pubblicato nel marzo 2009 sull’American Journal of Public Health, riporta che le donne che sono ricorse alla contraccezione di emergenza abbiano in media poi fatto più attenzione alla loro salute riproduttiva, passando nel 20% dei casi a metodi anticoncezionali più sicuri di quelli utilizzati in precedenza.


Purtroppo sembra che su questo tipo cambiamento culturale, come su altre cose, in Italia ci sia ancora da aspettare.